Un paese in poesia

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Budoni somiglia a un pianeta. È circondato da ventidue satelliti che come lune lo circondano, lo illuminano e gli gravitano attorno. Ognuno di essi ha una propria dimensione, una particolare atmosfera, una storia. Ogni borgo di Budoni, è Budoni.

A San Gavino le strade sono fatte di poesia. Ogni via è dedicata a un poeta sardo perché questo borgo ha vissuto in rima. Se andrete a visitarlo incontrerete ancora qualcuno, ascoltatore di ieri e narratore oggi, che citerà a memoria versi antichi e recenti. Raccontare, qui, significa poetare: ricordare parola dopo parola ottave improvvisate. E lo sforzo del ricordo è molto arduo, perché nell’aria ci sono infiniti versi, scene di vita quotidiana ed eventi straordinari. A ogni angolo ricorre una poesia o un dialogo cantato.

Si cantava per sfida, nelle serate seduti intorno a ‘su foghile’, partendo da un tema. Così l’inizio era noto, ma chissà dove poteva arrivare il genio del poeta che trasformava un pensiero e una battuta, in sentimento. E magari quelle rime potevano aiutare un amante in attesa a mutare un netto rifiuto, o un marito in castigo a riconciliarsi con la consorte infuriata. Erano in versi anche i dialoghi epistolari per i parenti impegnati nel servizio militare, lunghi scambi che aiutavano a ingannare la nostalgia.

Tutto era fonte d’ispirazione. Una battuta di caccia, l’atterraggio sulla Luna e, naturalmente, le donne del paese. Una volta per elogiarne bellezza e virtù, un’altra per spronare le più restie ad accasarsi.

L’atmosfera influenzava anche qualche forestiero di passaggio. Ci sono delle ottave che raccontano di un ospite sedotto dal luogo e dalle sue giovani, deciso ad accasarsi. Quasi subito comprese che per farsi notare, da queste parti, bisognava esprimersi in rima. Una sera fece incursione in una cantina ravvivata da colpi di ottave, terze, seste e battorine. Salì su una panca e improvvisò. Il pubblico esperto, divertito e indulgente, lo onorò con un applauso. Lui, già alto e corpulento, si gonfiò d’orgoglio. La sua boria durò poco, si scomodò a sfidarlo il miglior cantore del paese. Ben presto uscì sconfitto dalla contesa, ma poco importa, perché lui ormai si sentiva un poeta.

Questa comunità di pastori e lavoratori della terra ha coltivato la poesia proprio come un germoglio. E così generazioni di cantori che si esibivano per i loro compaesani hanno idealmente trasferito quel dono a un giovane poeta. Uno dei fratelli maggiori, a dodici anni lo aveva sfidato scherzosamente: “Quando tu diventerai poeteddu, San Gavino sarà una città. Ci sarà un castello, sede della maestà.

Cadranno le stelle dal cielo, abbandonando la divinità!”. San Gavino è rimasto un piccolo borgo, ma il poeteddu ha gareggiato ‘in palco’ nelle piazze dell’intera Isola.

Ora capita che la memoria inciampi negli anni e ci si dimentichi di qualche verso. Si continua a tramandare oralmente, quasi per rispetto di un tempo in cui non esistevano penne. O semplicemente perché tutto nasceva per una misteriosa ispirazione, come se il dio dei versi s’impossessasse del poeta in quel momento fugace. Forse la magia sta proprio qui. Ma se passate da queste parti, succederà anche voi. Siete seduti, scrutate una strada, una via … E in attimo dalle vostre parole uscirà una poesia.