Eventi e laboratori letterari 2015

NOVECENTO

“Novecento” è uno spettacolo che ha l’obiettivo di tracciare una linea, o forse per meglio dire una catena con anelli legati inscindibilmente a quello precedente e successivo del secolo che ci ha preceduto, e che ha visto una moltitudine di avvenimenti, scoperte, cambiamenti concentrati in un periodo lungo ma allo stesso tempo brevissimo. “Novecento” è uno spettacolo definibile come reading, dove parole e musica si fondono per catturare l’attenzione del pubblico e stimolare curiosita, domande, dubbi. L’evento tenutosi a Budoni il 23 Aprile, all’interno dell’Auditorium comunale Andrea Parodi, ha tentato di fondere diversi argomenti, a partire dalle lingue utilizzate dai protagonisti.

In scena sono andati infatti il poeta gallurese Gianfranco Garrucciu da Tempio Pausania, il poeta sardo-logudorese Antonio Rossi da Berchidda, l’autrice italo-tedesca Cristina Ricci da Olbia e il musicista Pietro Uleri da Oschiri, che ha piacevolmente accompagnato le letture dei testi con delle melodie strumentali al clarinetto e al pianoforte. Il tutto coordinato da Anna Maria Mureddu, la quale ha presentato l’evento illustrando i contenuti e curando l’introduzione e le conclusioni.

Sono state declamate diverse poesie degli autori stessi, da “La nai de l’asettu” di Gianfranco Garrucciu alla trilogia in sardo logudorese di Antonio Rossi (la danza dei conigli neri, la danza dei coniglio bianchi, la danza dei conigli rossi), ma anche opere di alcuni dei piu importanti artisti del Novecento, da Ungaretti a Guccini A Domenico Modugno, da Cecilia Meireles al Premio Nobel del 1990 Octavio Paz.

Un progetto originale ed armonico, che ha interessato il pubblico presente, che ha assistito con grande attenzione allo spettacolo, apprezzando ed applaudendo a lungo i protagonisti.

OMAGGIO A COSTANTINO NIVOLA

Il reading “Omaggio a Nivola”, svoltosi il 27 marzo 2015 presso l’aula consiliare del Comune di Budoni, ha rappresentato un incontro e un momento di riflessione su uno degli artisti sardi piu conosciuti nel mondo. Nivola era uno scultore, o per meglio dire un artista nella concezione piu ampia del termine. Inizio a lavorare sin da ragazzo con il padre, pittore e incisore, diplomandosi poi come grafico pubblicitario e divenendo direttore grafico della Olivetti. Sposo Rita Guggenheim e fu costretto, durante la seconda guerra mondiale, a scappare prima a Parigi e poi a New York.

Negli Stati Uniti creo la tecnica della colata di cemento sulla sabbia modellata. In seguito si dedico alla plastica decorativa legata all’architettura. Insegno disegno all’Universita di Harvard ed ottenne diversi riconoscimenti per le sue opere. collaboro e stabili un rapporto di lavoro ed amicizia anche con Le Corbusier. Oggi ad Orani, suo paese natale, e presente un museo a lui dedicato, che espone gran parte dei suoi lavori. Nivola si e dimostrato essere tuttavia anche abile e graffiante scrittore, componendo il testo “Memorie di Orani” che descrive scene di vita di un piccolo paese della Barbagia, avvolto nei suoi ritmi, nelle sue tradizioni e nelle sue dinamiche cosi rigide eppure mutevoli.

I partecipanti al corso di lettura e dizione espressiva, coadiuvati dal docente Nicolo Columbano, hanno letto alcuni passi dell’opera che hanno aiutato a comprendere meglio la grandezza dell’autore, ma anche le specificita di ogni angolo della Sardegna. Gli estratti letti hanno riguardato la preparazione e la cottura del pane, l’uccisione del maiale (che rappresentava un evento collettivo ed un momento importante per il sostentamento della famiglia) e le riflessioni dell’autore sulla sua vita da bambino

 

Recital Bandidos – Parla Franco Fresi, voce recitante Nicolò Columbano.

Il banditismo in Sardegna è da sempre un tema molto trattato e discusso, che appassiona e divide il pubblico. Il fenomeno ha ispirato romanzi e opere letterarie dove la figura del bandito assume a volte tratti eroici, altre volte romantici, crudeli e cruenti.

Il recital Bandidos, svoltosi il 6 marzo presso l’aula consiliare di Budoni, ha cercato di sintetizzarne i diversi aspetti, coniugando letture, suoni e racconti.

Lo spettacolo si è ispirato all’opera Banditi di Sardegna dello scrittore Franco Fresi, il quale presente all’evento ha deliziato e appassionato il numeroso pubblico presente, raccontando aneddoti dei diversi personaggi dell’opera e le diverse fasi della ricerca che hanno portato alla pubblicazione del libro.

La prima parte della serata ha visto come protagonisti Nicolò Columbano e Alberto Monaco: il primo, attore e docente del corso di dizione e lettura espressiva del progetto di invito alla lettura, ha letto alcuni passi dell’opera dedicati a diversi protagonisti del banditismo sardo; il secondo, tecnico del suono, ha diffuso composizioni musicali e sonorità che hanno ricreato le atmosfere cupe e cariche di tensione all’interno delle quali si muovevano i banditi, sempre in bilico fra lotta, fuga e ricerca della salvezza.

Il reading ha cercato di offrire una visione e uno spaccato diverso di un fenomeno molto contraddittorio e affascinante che ha coinvolto diverse zone della Sardegna fra XVIII e XIX secolo, dove il confine tra legalità e attività criminosa era spesso molto più incerto e labile di quel che si potesse pensare.

Franco Fresi ha poi tracciato le fisionomie (fisiche e morali) di alcuni dei banditi più celebri e famosi, da Samuele Stocchino, meglio conosciuto come la tigre di Arzana, a Bastiano Tansu, il Muto di Gallura, fino a Lucia Delitala, la nobile e temutissima banditessa di Nulvi vissuta nel 1700.

È stata una bella serata, capace di coinvolgere giovani e adulti, e di far riflettere sul passato nemmeno troppo remoto della nostra Isola.

 


 

Pasquale Demis Posadinu

 

 

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Pasquale Demis Posadinu ha 34 anni, è nato a Nulvi in Sardegna, è sardo e scrive canzoni.
Per dieci anni ha condiviso la sua esperienza musicale con la band Primochef del Cosmo, con cui ha registrato due dischi, un EP e suonato sui palchi dell’Isola e della penisola assieme ad artisti italiani di valore, cultura musicale e spessore (Giorgio Canali, Manuele Fusaroli, Paolo Benvegnù, Giovanni Ferrario).
“Estasi Pura” (2008) è il brano che – sostiene la critica – gli è venuto meglio, corredato di un video a firma di Lorenzo Vignolo. Pasquale Demis Posadinu lavora a contatto con la gente, parla con la gente, trasferisce quel che vive e sente in parole e musica. Parole e musica, elementi sonori che hanno animato e impreziosito spettacoli di teatro e danza, nonchè i reading letterari cui l’artista ha partecipato come ospite e come protagonista negli ultimi anni, ultimo il caso di” Perché sparai alla mia amante”, scritto e messo in scena assieme a sei detenuti in regime di semi libertà: “esperienze che toccano l’anima”, ricorda il musicista.
A Budoni Pasquale parlerà di Sardegna e musica a modo suo: “Raimondo Piras tu non lo sai chi è” e “Sardo in quattro parti” sono infatti due racconti autobiografici, due percorsi ricchi di riflessioni sulla sardità.

Ascolta il brano S’umbra di Pasquale Demis Posadinu


 

INCONTRO CON L’AUTORE

Esordio letterario di Bachisio Bandinu

Il 19 Dicembre scorso presso l’aula consiliare del Comune di Budoni si è svolto l’incontro con lo scrittore Bachisio Bandinu, autore del libro “L’amore del figlio meraviglioso”.
Si è trattato del primo di otto appuntamenti con esponenti della letteratura sarda, nell’ambito del progetto “AnimaBudoni” voluto dall’Amministrazione Comunale di Budoni e curato dalla società Anemos.
Bachisio Bandinu, ha condiviso col pubblico presente le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere il suo primo romanzo, ambientato nei primi anni ’60 a Monti di Mola, nel territorio che di lì a poco sarebbe diventato la Costa Smeralda.
In quegli anni infatti egli insegnò nelle scuole medie di Arzachena e visse in prima persona le trasformazioni portate dall’avvento del turismo, il quale modificò profondamente e quasi sconvolse l’economia e le abitudini locali.
La storia narra le vicende della famiglia Solinas nel momento in cui decide di vendere ai fabbricanti del paradiso delle vacanze i suoi terreni aridi e rocciosi sulla costa.
Dalle pagine del libro emergono le contraddizioni legate alla rivoluzione di un luogo, una metamorfosi velocissima e quasi violenta che viene metabolizzata in maniera diversa dai protagonisti, in un continuo incontro-scontro tra consuetudini e novità, tra tradizione e innovazione.
Il pubblico ha partecipato calorosamente all’incontro, rivolgendo all’autore diverse domande e ponendo quesiti sull’evoluzione del turismo in Sardegna, sul difficile rapporto tra industria delle vacanze e tradizioni, tutela ambientale e identità.
Durante l’incontro sono stati letti diversi passi del romanzo da parte di Fulvio Accogli, giovane attore sardo di origini galluresi.


INCONTRO CON L’AUTORE

Sergio Atzeni : scrittore sardo etnico post-moderno

“…Antropologo, storico delle culture materiali, cantore della sua terra e di altri mitici “altrove”, affabulatore, narratore e cacciatore di storie; storie caotiche ed imprevedibili, non lineari, non classiche, così come in parte è la nostra vita e quella di tutti i popoli. Sognatore concreto, utopista disincantato, poeta che cantava gli odori, i respiri e gli umori della sua terra…”

Con questa suggestiva premessa, Cristina Ricci, mediatrice culturale turistica Italo-Tedesca, curatrice di vari corsi ed eventi letterari, e presidentessa dell’A.C.I.T.(Associazione Culturale Italo Tedesca), racconta la vita e le opere dello scrittore sardo Sergio Atzeni, nato a Capoterra nel 1952 da padre guspinese, Licio Atzeni e madre cagliaritana, Graziella Marongiu, entrambi impegnati attivamente in politica con il movimento comunisti italiani.

Questa  loro passione politica influenzerà tutto il percorso di vita privata e letteraria dello scrittore.

La Dottoressa Ricci continua a raccontare la vita dello scrittore, del quale ci racconta che,

nel 1964 si trasferisce con la famiglia ad Orgosolo per un breve periodo, dove Atzeni rimane molto legato al sindacalista, poeta e cantante a tenore Peppino Marotto. All’età di 17 anni, per sostenere nel 1969 la lotta dei pastori contro l’occupazione militare di Pratobello torna ad Orgosolo.

Frequenta il Liceo Classico e si iscrive alla facoltà di Filosofia, senza mai laurearsi, inizia già negli anni dell’Università a collaborare con le maggiori testate giornalistiche sarde. Successivamente trova lavoro all’Enel ma lo lascia subito. Evento significativo della vita di Atzeni è stato la separazione dalla moglie, che lo ha portato ad affrontare una forte crisi esistenziale, superata grazie alla conversione religiosa.

Per questo abbandona la Sardegna e gira l’Europa senza una meta precisa. Si trasferisce a Torino per 3 anni, poi in Emilia dove lavora come libraio.

Filo conduttore tra le sue opere e la sua vita privata è la continua ricerca folkloristica, storica e artistica della Sardegna. Con un linguaggio essenziale, ricco  di neologismi attinti dal parlato cagliaritano, con il suo romanzo d’esordio, pubblicato dall’editrice Sellerio (“Apologo del giudice bandito”) Sergio Atzeni, nel 1986, porta a conoscenza della letteratura nazionale la città di Cagliari. Tra le sue maggiori opere ricordiamo:

Il figlio di Bakunìn;

Il quinto passo è l’addio;

Passavamo sulla terra leggeri ;

Bellas Mariposas;

I sogni della città bianca;

Racconti con colonna sonora;

Gli anni della grande peste.

Cristina Ricci continua definendo Sergio Atzeni scrittore etnico e post-moderno.

Etnico, per il modo di scrivere e per il forte senso di appartenenza nazionale, che ritroviamo in tutti i suoi racconti;

post-moderno, per lo stile in perfetta sintonia con quello dei grandi autori dell’epoca,  per la sua consapevolezza storica legata a una grande sensibilità glocale,

“Sono cittadino sardo, italiano, europeo”.

La Ricci ricorda inoltre, che oltre le sue opere, Sergio Atzeni è anche un traduttore di molteplici opere letterarie. Tra il 1989 e il 1995 vengono pubblicate 24 traduzioni dal francese e dallo spagnolo.

Definito da se stesso un “artista artigiano” per la perizia quotidiana, la passione, la ricerca tormentata della verità e la fantasia visionaria che destina alle sue opere.

La Ricci si sofferma sulla leggenda della sua tragica morte avvenuta sugli scogli dell’Isola di San Pietro, il 6 settembre 1995, che contribuisce a confermare l’immagine mistica e affascinante di questo brillante scrittore di culto. Si narra infatti, che dai flutti impetuosi che lo travolsero emerse una mano quasi a salutare i superstiti terreni.

Cristina Ricci ringrazia con una frase storica dello scrittore:

“L’appartenenza nazionale di un popolo non è lineare e molteplici sono le radici di ognuno di noi”. Conclude leggendo alcune pagine del libro ‘’Passavamo sulla terra leggeri’’ e lascia spazio per ricordare ulteriormente Sergio Atzeni con l’intervento di 5 allievi che partecipano al corso di Lettura espressiva e dizione, a cura del docente Niccolò Columbano, i quali leggono alcuni passi deil libri “ Il figlio di Bakunìn “, e “ Bellas Mariposas”.

E’ molto bello ascoltare le parole di Atzeni dalla bocca dei comuni lettori appassionati che per una sera calcano il palcoscenico del teatro comunale per restituire al pubblico il fascino di una narrazione forte e originale.