Cala dei francesi

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Avevo solo quattro anni quando i miei genitori con nonni materni al seguito, decisero di ricominciare una nuova vita ad Ottiolu, piccolissimo villaggio della Gallura senza elettricità e senza strade ma con un’incantevole spiaggia e un mare di un azzurro indescrivibile.
C’erano solo tre case, due bambini con i quali trascorrere le lunghe giornate a giocare ed esplorare il mondo circostante. Tuttavia non fummo i primi ad arrivare qui. Prima di noi la bellezza di questa baia e le acque pescose di Ottiolu, attirarono negli anni 40′ i pescatori originari dell’isola di Ponza che da Golfo Aranci raggiungevano Ottiolu via mare con delle piccole imbarcazioni a remi. Qui trascorrevano i mesi estivi pescando e scambiando i frutti del loro faticoso ondeggiare con i pastori e i pochi abitanti del luogo.
Dalla piccola spiaggia di rocce ci si può avventurare lungo un sentiero sterrato immersi nella rigogliosa e profumata macchia mediterranea, sino ad arrivare nella baia conosciuta come Cala dei Francesi: il nome prende origine da un gruppo di Francesi che affascinati dalla bellezza selvaggia del luogo, comprò il terreno nel 1962 per trascorrervi qui i caldi e interminabili mesi estivi. Costruirono delle capanne con cemento e paglia molto simili ai pinnetti sardi, con la porta rivolta verso il mare per poter ammirare il sole al suo sorgere,
e una capanna in legno più grande adibita a cucina con un’ampia veranda, dove si svolgeva il rituale del pranzo e della cena. Mariuccia la cuoca dei Francesi, scelta tra tante per la sua nota abilità in cucina, viso dolce e mite, piccola e delicata nei movimenti, ricorda con affetto e velata malinconia le cinque estati ormai lontane, trascorse a preparare piatti dal sapore semplice e antico.
Mariuccia trascorreva l’inverno nel vicino villaggio di Agrustos e durante l’estate risiedeva con la sua famiglia nelle baracche costruite sulla spiaggia di Ottiolu e ogni giorno percorreva a piedi il lungo sentiero tenendo in equilibrio sulla testa la cesta con i cibi tipici  della tradizionale cucina gallurese; con lei c’era anche la figlia Petruzza, che si occupava dei bambini e delle pulizie giornaliere.
I ricordi dei più giovani che appartengono alla Cala dei Francesi sono quelli di un periodo felice, fatto di lunghe camminate tra le ginestre spinose, il mirto le cui foglie sfregate emanavano l’inconfondibile profumo che incanta i turisti al loro arrivo, i bagni interminabili nelle acque cristalline ricche di pesci, gli incontri ravvicinati con i giocosi polpi, le timide murene e le orticanti meduse dagli splendidi colori..
Nel 1966 un grande incendio forse doloso li spinse ad andar via e ad abbandonare per sempre la baia.

Passarono alcuni anni e con la la costruzione della casa adibita a pensione arrivarono anche i primi intrepidi turisti provenienti dal lontano “Continente” al di là del mare, attirati dalla magia di un luogo incontaminato e puro: un turismo molto diverso da quello rumoroso e affollato degli ultimi anni. Le giornate erano scandite da gesti semplici ed essenziali, si mangiava insieme, si raggiungeva la spiaggia rigorosamente a piedi e si stava ore a nuotare, camminare, leggere nel silenzio interrotto solo dal canto dei gabbiani e dall’infrangersi delle onde. Nel 1972 arrivò anche qui l’elettricità e con essa la prima TV
che stravolse inesorabilmente gli usi e costumi e soprattutto le lunghe serate delle poche
famiglie residenti ad Ottiolu tutto l’anno, e di conseguenza anche le nostre estati.
Nonostante tutto Cala dei Francesi è rimasta immutata negli anni in tutta la sua originaria bellezza e ancora oggi sorprende ed emoziona chi si avventura al di là del porto.